Nell’Atlante della Storia (1945-1975) di Geoffrey Barraclough viene ripercorsa la storia del Secondo Novecento, a partire dall’indomani della Seconda guerra mondiale, quando si apre un periodo nuovo nella tradizione storiografica e nel lavoro dello storico. Il conflitto globale, caratterizzato da orrori e grandi sconvolgimenti, costituisce una svolta decisiva per la storia di tutti i popoli. L’Europa, già centro del mondo, cede il passo a Stati Uniti e Unione Sovietica che vanno sempre più delineando i loro campi di influenza nel corso della Guerra Fredda. Nuove storie nazionali emergono prepotentemente dall’Asia all’Africa. Le conquiste della scienza e della tecnica impongono un nuovo quadro sociale e intellettuale. Barraclough ci offre un panorama completo della storiografia contemporanea, in un viaggio attraverso i metodi e gli strumenti di cui si servono gli studiosi di storia, scienze sociali, antropologia e statistica. Un approccio multidisciplinare che contribuisce, con i suoi risultati, ad allargare notevolmente le dimensioni dell’indagine storiografica. Nell’estratto che proponiamo, l’autore mostra come dopo il 1945 vi sia stata una forte reazione contro la storiografia nazionalistica, che era prevalente prima del 1939, poiché si riteneva che avesse contribuito alla catastrofe in Europa. Nonostante l’integrazione globale e le critiche alla storia basata sulle nazioni, ancora oggi la maggior parte degli studi storici mantiene una cornice nazionale, soprattutto in Asia. In Africa, invece, si tende a considerare la storia a livello regionale. La persistenza della storia nazionalistica è dovuta in parte all’inerzia, alla facilità di accedere a materiali nazionali e ai sentimenti patriottici. Anche se si riconoscono i limiti della storia nazionale, sono ancora numerosi gli storici convinti che gli Stati-nazione siano centrali nella comprensione della storia universale.

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