L’OROLOGIO
ROMANZO ITALIANO | OTTAVA PUNTATA
L’Orologio di Carlo Levi, pubblicato nel 1950, è una delle opere più rappresentative della letteratura politica italiana del dopoguerra, capace di offrire un’analisi profonda delle tensioni e delle speranze dell’Italia appena liberata. Il periodo della narrazione si svolge tra il 22 e il 24 novembre 1945, descrivendo le ultime ore del governo Parri e la transizione al governo presieduto da Alcide De Gasperi. Attraverso un racconto che intreccia narrazione e saggio, Levi ripercorre le discussioni e i dilemmi che accompagnarono la nascita della nuova democrazia, segnando il progressivo esaurimento delle energie rivoluzionarie della Resistenza. Il “vento del Nord”, simbolo delle spinte di rinnovamento, si attenua rapidamente sotto il peso delle logiche politiche tradizionali che mirano alla continuità e alla stabilità piuttosto che a una reale trasformazione.
Il titolo del romanzo è emblematico: l’orologio rappresenta il tentativo di “riavviare” il tempo della storia italiana, segnato dal trauma del fascismo e della guerra. Tuttavia, sempre l’orologio, lungi dall’evocare un cambiamento potenziale, segna invece il ritorno delle pratiche di potere del passato.
Nel romanzo, Levi traccia un ritratto complesso di Alcide De Gasperi che, seppur descritto come un politico freddo e pragmatico, mostra una profonda capacità di lettura del momento storico e delle dinamiche di potere, consapevole delle difficoltà della ricostruzione democratica.
Il romanzo analizza con estrema lucidità anche la fragilità del Partito d’Azione, un movimento in cui si condensano le speranze antifasciste ma che si rivela destinato a una rapida scomparsa nel panorama politico, non riuscendo a sopravviere ai conflitti ideologici interni e alle contraddizioni che impedirono al partito di evolversi.
L’Orologio, inoltre, offre uno spaccato sullo stato del Mezzogiorno che Levi conosceva a fondo. Nei ritratti della vita meridionale emerge una vitalità autonoma e resistente, ancora non piegata dalle forze omologanti del nuovo sistema politico centralizzato. Quest’ultimo aspetto anticipa sensibilità che si ritroveranno poi nelle opere di Pasolini, configurando il Sud come una realtà complessa e non riducibile ai semplici schemi della politica istituzionale.
Attraverso questa prosa densa e meditativa, Levi costruisce un’opera capace di interrogarsi sui limiti e le promesse della democrazia italiana, offrendo una visione lucida e disincantata delle sfide che il Paese avrebbe dovuto affrontare.