LA STORIA
ROMANZO ITALIANO | SESTA PUNTATA
La guerra e il secondo dopoguerra fanno da ambientazione a La storia di Elsa Morante, un bestseller che da decenni continua a brillare nel panorama letterario internazionale, ricordandoci le distruzioni e la sofferenza della Roma dell’epoca. Pubblicato da Einaudi nel 1974, e poi riproposto come miniserie televisiva nel 1984 da Luigi Comencini, il romanzo di Morante nel 2002 è stato inserito tra i “cento migliori libri di tutti i tempi”, una classifica stilata dal Club Norvegese del Libro. Non a caso, è stato tradotto in ventidue lingue.
La trama si svolge nella Capitale dal ’41 al ’47, raccontando le tragiche avventure di Ida Ramundo, una maestra ebrea che, dopo aver subito uno stupro di guerra da parte dei nazisti, mette al mondo un bambino, Useppe, affetto da epilessia, la cui salute peggiora con la stessa rapidità con cui peggiorano le condizioni dei personaggi nel corso della storia.
La Liberazione non sembra un periodo di gioia e di festa per i protagonisti, anzi, Morante dipinge un affresco poetico fatto di miseria e disperazione, condito da una spolverata di realismo che getta i lettori in una cupa malinconia. Per non farsi mancare nulla, infatti, il libro non ha un lieto fine: Useppe muore, Ida impazzisce e finisce in un ospedale psichiatrico. Insomma, il contrario delle narrazioni ufficiali che celebravano la liberazione dal nazifascismo. Morante interpreta in modo originale quella sorta di zona grigia in cui versa la popolazione romana dopo il conflitto: sopravvissuti che animano uno scenario non proprio da cartolina.
Il successo dell’opera è testimoniato dalla bagarre con cui venne accolta: per alcuni si trattava di un capolavoro paragonabile a I promessi sposi o a Guerra e pace, per altri fu un’operazione editoriale disfattista e populista, un modo per “vendere disperazione”, altri ancora lo giudicarono un ‘ritorno’ deamicisiano ai modelli tradizionali della narrativa ottocentesca. Ma come si dice, bene o male, purché se ne parli: le critiche non hanno fatto altro che aumentare la notorietà del romanzo.
La testaccina Elsa Morante, classe 1912, grazie a questa e ad altre celebri opere letterarie, è diventata una delle più importanti scrittrici italiane del secondo dopoguerra. Dopo il matrimonio con Alberto Moravia e una carriera che tocca l’apice con L’Isola di Arturo, Morante è stata amata e detestata, un intellettuale controverso, per questa sua capacità di affondare il coltello nelle pieghe, e nelle piaghe, dell’umanità.